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Giornata internazionale della donna

Intervista con Sarah Atcho

Sprinter Sarah Atcho
8. marzo 2022

La staffettista Sarah Atcho parla delle sue esperienze con la depressione, della sua responsabilità come influencer e di come si riprende dopo le gare.

«Mi vergognavo di andare dallo psicologo»
La staffettista Sarah Atcho (26) parla delle sue esperienze con la depressione, delle sue responsabilità in quanto influencer e di come recupera le energie dopo le gare.

Hai circa 23 000 follower su Instagram. Come hai fatto? 
Un po’ alla volta. I buoni risultati ottenuti ai campionati di sicuro aiutano. Dopo i Mondiali hanno cominciato a seguirmi parecchie persone. 
 

Con quale genere di post hai più successo?
Oltre alle buone prestazioni nelle competizioni, alla gente piace tutto quello che ha a che fare con l'emancipazione femminile e si rende conto che io seguo la mia strada in autonomia e con determinazione. 
 

Spesso le ragazze pensano di dover mostrare tanta pelle sui social media per ricevere tanti like.
Io non ho problemi a mostrare la pelle. Nel mio sport le donne non indossano molto (ride). Ad ogni modo non voglio mostrarmi troppo sexy.

Scheda informativa

Data di nascita: 1° giugno 1995
Associazione: Lausanne-Sports Athlétisme
Allenatore: Laurent Meuwly
Disciplina(e): 100 m, 200 m, 400 m
Allenamento preferito: vitesse
Competizione preferita: Weltklasse Zürich, Athletissima Lausanne
Sito web: www.sarah-atcho.ch
Prestazione migliore: classifica dei migliori
Social media: Facebook und Instagram

 

«Ad ogni modo non voglio mostrarmi troppo sexy.»

Preferisci trasmettere altri messaggi. Quali in concreto?
Sono una donna di colore che ha successo nello sport e negli studi. Una caratteristica non esclude l'altra. In altre parole: una donna che appartiene a una minoranza può anche avere successo. E anche se si segue una carriera nello sport professionistico è possibile terminare gli studi. 

All'inizio dell'anno hai avuto una pericardite. Come stai adesso? 
Sto meglio. Posso riprendere gli allenamenti in modo graduale. Fra due-tre settimane potrò tornare a compiere sforzi come prima.  
 

Di solito pretendi molto dal tuo fisico in termini di prestazioni. Cosa fai per rigenerarti e recuperare le energie?
Al momento faccio molta attenzione all'alimentazione. In passato mangiavo troppo poco perché pensavo di dover essere più snella. Per questo motivo subivo spesso degli infortuni. Adesso mangio in modo corretto, di più e meglio. 

Sarah Atcho Lette

Che cosa significa per te mangiare meglio? 
In passato mangiavo solo due volte al giorno. E rinunciavo alla pasta. Seguivo una dieta completamente sbagliata. I carboidrati forniscono energia e quando si fa sport è necessario assumerne a sufficienza. Adesso mangio quattro volte al giorno e sono più in forma e persino più snella di prima. 
 

Dopo una competizione recuperi le energie in modo diverso rispetto a dopo un duro allenamento? 
Dopo una competizione per me è importante soprattutto non pensare più allo sport. Il modo migliore per riuscirci è trascorrere del tempo con gli amici o con la famiglia.  
 

Pratichi altri sport nel tempo libero?
Faccio tutti i giorni yoga e pilates, che mi aiutano con la mobilità e a rilassarmi. Durante quest'ora niente telefono e social media, così posso sfruttare questo momento per staccare la spina. 
 

Durante i Giochi olimpici di Tokyo sei stata poco bene. Cosa è successo di preciso? 
Mi sono preparata per cinque anni in vista dei Giochi. Erano IL MIO obiettivo, ma poi sono stata convocata solo come riserva. È stata una situazione molto difficile per me. Soprattutto perché dovevo mostrarmi di buon umore e motivare le mie colleghe della staffetta quando in realtà ero completamente a pezzi. 
 

Come sei riuscita a riprenderti? 
Mi sono confidata con la mia collega di squadra Salomé Kora. Salomé mi ha dato degli ottimi consigli. Per esempio mi ha suggerito di ricorrere a un sostegno psicologico. All’inizio mi vergognavo di andare dallo psicologo, ma Salomé mi ha rincuorato dicendo che tanti lo fanno. 

«Ich mache täglich Yoga und Pilates. Das ist gut für die Beweglichkeit, aber auch für den Kopf.»

Quali strategie hai escogitato per affrontare al meglio situazioni del genere in futuro? 
Prima delle Olimpiadi mi sono concentrata tantissimo sullo sport. Naturalmente è importante se si vogliono conseguire le massime prestazioni possibili. Ma nella vita ci sono anche altre cose oltre alla corsa. Non si deve mai trascurare questo aspetto. 
 

Come ha reagito alla tua crisi chi ti conosce? 
La mia famiglia e tutti i miei sponsor mi hanno aiutato molto. Il contratto con PUMA scadeva proprio in quel periodo ma mi hanno detto che, anche se non è andata bene, mi stimano come persona e vogliono continuare a collaborare con me. Nessuno mi ha messo sotto pressione e non ho mai provato la sensazione di dovermi vergognare per la situazione in cui mi trovavo.
 

È bello che tu riesca a parlarne così apertamente. 
È importante. Ci sono molte persone che soffrono di depressione e non hanno il coraggio di parlarne. In realtà questo è proprio il primo passo da fare per venirne fuori. 


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